Home Confartigianato Mauro Mannocchi, Presidente di Confartigianato lancia l'allarme

Mauro Mannocchi, Presidente di Confartigianato lancia l'allarme

Rapporto della Confartigianato: «Nella Provincia ogni abitante "sotto" di 143 euro: è allarme usura» MAURO MANNOCCHI (presidente Confartigianato) «Il 30% delle richieste di credito dei nostri associati viene rifiutato»

Ogni nuovo cittadino che nasce nel territorio della Provincia di Roma ha una zavorra da portarsi dietro, una cambiale di 143 euro finita in protesto. Nella classifica nazionale questo primato è insidiato solo da Crotone (142), e questo la dice lunga sulle criticità economiche finanziare in cui versa la capitale e il suo hinterland. Una città con l'ufficiale giudiziario dietro la porta. E' questa l'immagine disegnata dalla Confartigianato, frutto di una elaborazione del suo ufficio studi su dati Istat/Banca d'Italia. La media nazionale si attesta intorno ai 69 euro, che vuol dire meno della metà.

Segno che va delineandosi un "caso" romano è il livello del tasso di interesse molto più elevato che altrove. Per l'esattezza 5,26%, ovvero 0,63 punti base superiore a quello praticato nell Centro Italia (4,63%). Protestati e usura sono parole che viaggiano su uno stesso binario e che spesso si incontrano per formare un unico convoglio. Innescano reazioni a catena, una chimica che intossica il territorio. E questo nonostante il basso numero di denunce di usura all'autorità giudiziaria - il 6,2% del totale possa far pensare che nel Lazio il problema vada ridimensionato. Anzi. La frenata è stata improvvisa. Gli indicatori sono come impazziti. Basti dire che a metà 2008, dunque soli 18 mesi fa, la dinamica dei crediti alle imprese registrava una crescita del 16% contro il 10,5% della media nazionale. Una inversione a "u". come spiegarla? Mauro Mannocchi, presidente della Confartigianato, ha accesso i riflettori sul fenomeno subito.

La spia si accese cogliendo qualcosa che non andava già nel 2009, quando un precedente rapporto sulla qualità della vita collocò Roma al 95˚ posto per le condizione del credito. «Le difficoltà che rilevammo allora, ora sono sotto gli occhi di tutti - osserva Mannocchi, 55 anni, titolare di un'impresa che produce macchinari per l'agricoltura - Il 30% delle richieste di credito dei nostri associati si concludono con un respingimento. E questo malgrado l'intervento forte dei nostri Confidi. Sommati alla Camera di commercio arrivano al 75% delle fidejussioni. Per le banca la quota di rischio è limitata al 25%». In Italia, ogni 10 mila imprese, ne fallisce in media il 12%. Percentuale che nel Lazio sale a 14,8%. La Regione che comprende la capitale si è sempre caratterizzata per una sorta di turn over. Si muore ma si rinasce magari sotto altre spoglie. «Per la prima volta quest'anno il saldo della mortalità chiuderà in passivo - rivela Mannocchi - su 102 mila imprese iscritte all'albo laziale ne abbiamo perse 633» Roma con le sue 43 mila imprese rimane la capitale dell'artigianato.

La metà del credito viene assorbito dai Servizi. Agli altri settori va il 24%, con le costruzioni che da sole ne usufruiscono per il 17%. All'origine della stretta creditizia secondo alcuni vi sarebbe il processo di integrazione delle grandi banche. Si è perso il rapporto diretto col territorio, non ha più lo stesso interesse a finanziare pratiche che non superano spesso il tetto dei 30/40 mila euro. Per altri il problema si spiega invece con la generale mancanza di liquidità introdotta dalla crisi. «Sulla base degli ultimi dati disponibili - si scrive nel rapporto elaborato dalla Confartigianato - la dinamica del credito alle imprese nella provincia di Roma si avvicina alla crescita zero» . Un ruolo importante per garantire la sopravvivenza spesso a piccole imprese artigiane a conduzione familiare lo ha avuto il fondo anti-usura, utilizzato come salvagente. Il Lazio, sulla spinta di Roma, è la prima regione in Italia per ammontare dei protesti procapite, con 130 euro per abitante. E la quarta per destinazione dei fondi dopo Campania, Calabria e Sicilia, tre regioni dove le organizzazioni malavitose sono, molto presenti sul territorio. Da qui l'allarme. Più è difficile l'accesso al credito, più è facile per mafia, camorra e 'ndrangheta trovare terreno fertile. E più cresce il rischio usura.

Altro dato che fa riflettere: il numero dei procedimenti esecutivi immobiliari. Ovvero tutte le volte in cui le banche prendono possesso di un immobile per insolvenza del beneficiario di un credito. In provincia di Roma scattano 1045 provvedimenti di questo genere ogni 100 mila abitanti, un valore doppio rispetto al nord.«E vorrei segnalare - conclude la sua analisi il presidente della Confartigianato - un problema di cui si parla troppo poco: a Roma non c'è soltanto un'emergenza abitativa ma anche una emergenza di tipo per così dire insediativo. Il caro affitti spinge gli artigiani ad allontanarsi sempre più dal centro, un esodo verso le periferie che rischia di snaturare la città».

Fonte: Il Messaggero